Ostetriche in nero

Non ‘meniamo il can per l’aia’: sappiamo tutte che è da sempre stato fatto e sempre verrà fatto per lo meno finchè dall’alto qualcuno non farà qualcosa.

Sì, parlo della libera professione portata avanti in regime illegale. Dài non facciamo finta che non ne siamo a conoscenza: tutte le libere professioniste ‘vere’  sanno che qualche collega dipendente ASL della loro zona fa lavoro nero. Spesso sono più portate a farlo le dipendenti dell’ospedale, rispetto alle colleghe del consultorio: questo perchè, per l’appunto, le ostetriche del consultorio vedono molte più donne rispetto alle colleghe dell’ospedale.
Una collega adesso libera professionista ‘vera’ me lo ha confermato: “L’abbiamo fatto tutte!” mi disse quando me ne lamentai. No, mia cara, avrei voluto dirle, non lo abbiamo fatto tutte. Io non lo farei mai.
Partiamo con un assunto: le ostetriche che fanno lavoro nero come libere professioniste mentre sono dipendenti hanno tutta la mia comprensione. Sì ce l’hanno poichè è l’organizzazione della nostra professione che ci porta a compiere quest’atto illegale. Le ostetriche debbono scegliere: o fuori o dentro. E se sei dentro potrai solo occuparti di donne a termine di gravidanza (a parte qualche patologia gravidica) che devono partorire. Bella soddisfazione: tante parole per dire che l’ostetrica è una professione che abbraccia le donne di tutte le età e poi spesso l’ospedale ti riduce a essere dipendente fisicamente perchè sei in un luogo chiuso ‘a tutte le età della donna’ (se stai con le gravide non vedrai adolescenti o donne in menopausa, per esempio); mentalmente perchè a parte qualche realtà progressista dipendi dalle decisioni dei medici (ma non eravamo una professione autonoma???) e spiritualmente perchè in realtà se hai deciso di fare l’ostetrica ti piace davvero accompagnare tutte le età della donna.
Guardiamo in faccia la realtà: a TUTTE le ostetriche (no, non ci credo quando mi viene detto “a me no!!”) piacerebbe seguirsi le proprie donne prima della gravidanza, durante e dopo il parto e nella menopausa. Come accadeva alle Condotte, insomma. Lo sappiamo fare. E’ insito nella nostra professione. Questo ci è proebito: o fuori o dentro. Ed è questo che è abbastanza brutto. Questo è ciò che causa il fatto che poi a molte venga comunque il desiderio di commettere illegalità lavorativa. E chissà con che peso emotivo (spero).
Che sia questo che causa un enorme rottura tra libere professioniste e dipendenti ospedaliere? Che sia per questo essere più libere di agire che fa sì che le dipendenti abbiano dell’acredine nei confronti delle libere professioniste e viceversa?
Come spesso accade in Italia, ogni regola non capita, non accettata, non introiettata nel profondo è causa di grossa crisi personale: questo è la causa del lavoro in nero. Il fatto è proprio questo: non è compreso profondamente il motivo per il quale io ostetrica dipendente non devo seguire una donna fuori dall’ospedale. E’ come se chi prese determinate decisioni per la Professione Ostetrica decenni fa abbia compiuto coscentemente un lavoro che i latini conoscevano come divide et impera: dividi e governa. Se hanno preso questa decisione davvero in maniera del tutto premeditata (io desidero non crederlo) è davvero stato un pessimo errore di calcolo a lunga scadenza, un po’ come usare un “metodo Estivill” su un neonato: all’inizio può davvero funzionare, poi hai a che fare con un bambino mai autonomo davvero che non ha fiducia in se stesso e che, da grande, preferisce mentire piuttosto che assumersi responsabilità (sono stata deterministica e molto succinta in questa descrizione, gli psicologi perdoneranno la sprecisione prendendola come licenza poetica).
E’ per questo che io accetterei una collega che ammettesse il suo errore. Ed è per questo che le ostetriche devono rendersi conto, se davvero vogliono cambiare un po’ la Nascita nel nostro Paese, che devono unirsi. Essere unite per ricevere più formazione universitaria (non neghiamo che tre anni non bastano, per favore), avere più autonomia professionale senza sbancarsi in corsi ECM post laurea, avere un parterre professionale più ampio e collaborazioni tra colleghe in modo meno arrivista.
Ci sono dei bruttissimi svantaggi a fare la libera pofessione in nero soprattutto per la salute materno-infantile, infatti.
Analizziamoli:
* incremento dell’uso di manovre spesso rischiose per la madre e il bambino per far sì che la donna vada in travaglio o partorisca quando l’ostetrica è di turno:

– stimolazione del travaglio con lo scollamento delle membrane amniotiche, perforazione del sacco amniotico per accelerare il travaglio, induzione con gel di prostaglandine (non so chi mi raccontò che un’ostetrica di una clinica usava le prostaglandine sulle donne a casa e tutti i neonati che nascevano con lei in ospedale erano poi asfittici): tutte manovre che se fatte senza discernimento e soprattutto senza che davvero la gravidanza sia terminata, possono essere rischiose. Alcune donne che non sono debitamente informate potrebbero non sapere che queste manovre possono dare dei rischi.
* nessun rilascio di certificazioni o di accettazioni d’incarico tra donna e ostetrica:
– non potendo fare ciò che in realtà sta facendo, l’ostetrica non può garantire nessun documento alla donna. Documento che è certezza sanitaria per la donna e, soprattutto, per l’ostetrica in caso di ipotetico -si spera di no – contenzioso legale. Non lasciando nessun tipo di prova del suo intervento e del suo passaggio, l’ostetrica non garantisce di fare quello che professionalmente dovrebbe fare: la garanzia della Salute della donna. La donna, oltretutto, è lasciata in balìa di una situazione né chiara, né sicura.
* nessuna garanzia emotiva poichè le ostetriche dell’ospedale spesso accade che garantiscano alle assistite la loro presenza durante il parto, ma non è detto che ci riescano. In molte cliniche, ivi compresa quella della mia zona, il Primario ha però non permesso che le dipendenti abbiano assistite private a meno che l’ostetrica dipendente presenti richiesta scritta e dimostri che l’assistita è amica di famiglia o parente stretta.  Quando però le ostetriche dipendenti non riescono a fare un cambio del turno con le colleghe, non possono essere presenti al parto: la donna che per tutta la gravidanza si è fidata di loro si vedrà privata della sua certezza emotiva e questo non è onesto.
* rischio di far risultare come negativa l’opinione che le persone hanno delle ostetriche. Come si può leggere in alcuni blog l’opinione che le donne ripongono nella figura dell’ostetrica spesso non è così positiva. Io non mi stanco né di ripeterlo, né di scriverlo… L’Ostetricia Italiana deve risollevarsi assolutamente: grazie al cielo stanno diventando di moda onestà e chiarezza, parole che l’italiano conosce male e poco. Evitare che le ostetriche dipendenti facciano libera professione in nero, non vietandolo, ma facendolo capire e casomai applicando sanzioni disciplinari, sarebbe un gesto nobile da parte della Federazione Nazionale.
* se si evitasse di lavorare in nero, ci sarebbe un aumento della mole di lavoro per le ostetriche libere professioniste vere: più lavoro c’è per le libere professioniste, più si abbassano i costi dell’assicurazione e delle spese. Inoltre alcuni oggetti e farmaci fondamentali per le libere professioniste diverrebbero, con l’aiuto della Federazione, forse reperibili legalmente: sappiamo tutte che l’ossitocina è reperibile o a San Marino, o in Svizzera o grazie alle colleghe dell’ospedale vicino che se ne privano. Così pure per gli aspiramuco, le clamp per il cordone ed altri che attualmente possono acquistarsi a costi esorbitanti e in quantità ospedaliere…
* violazione del Codice Deontologico per i seguenti articoli:
1.4
Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene alle conoscenze scientifiche e agisce nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza e delle disposizioni normative che regolano le funzioni di sua competenza, al fine di assicurare l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure. Non c’è qualità assistenziale se di quell’assistenza non ci sono le prove e, soprattutto, non c’è sicurezza per la donna se a quella donna non è garantita la sicurezza della prestazione d’opera.
2.2
Il comportamento dell’ostetrica/o si fonda sul rispetto dei diritti umani universali, dei principi di etica clinica e dei principi deontologici della professione. Non c’è rispetto della dignità della donna di ricevere cure, né c’è rispetto della professionalità: un’ostetrica che commette un’illegalità è danno per la professione e per la Comunità.
2.9
L’ostetrica/o salvaguarda in ogni circostanza la dignità e il decoro della professione e si astiene da pratiche di concorrenza sleale
. Se le ostetriche dipendenti privano le colleghe libere professioniste del lavoro, c’è concorrenza molto sleale. Inoltre non provabile e quindi non punibile. Quando io emetto un referto, invece, rendo la donna VERAMENTE libera anche di denunciarmi.
2.11
L’ostetrica/o che viene a conoscenza di casi di abuso di professione o di favoreggiamento dello stesso, ne fa formale denuncia al Collegio e alle autorità competenti. Parentesi doula molto breve: una mia carissima amica doula (sì molto cara e molto competente, oltretutto, più di molte mie colleghe) mi disse una cosa che non dimenticherò mai: “Se le ostetriche facessero le ostetriche (se tornassero dalla parte delle donne a lavorare a fianco alle donne ndr), nessuna donna si rivolgerebbe a noi. Evidentemente se esistiamo c’è un perchè”. Ci preoccupiamo di criticare fuori da casa nostra (vale a dire fuori dalla nostra professione), ma se guardassimo di migliorarci?
3.12
L’ostetrica/o si impegna nel processo di miglioramento continuo dell’assistenza anche attraverso la valutazione del proprio operato e dei risultati delle cure/interventi erogati nei contesti nei quali opera.Se io non ho operato ufficialmente, come faccio a migliorarmi? La libera professione in nero è anche garanzia di difetto (il contrario di qualità, in questo contesto) della professione ostetrica.
3.17
L’ostetrica/o mantiene il segreto di quanto viene a conoscenza nello svolgimento dell’attività professionale, e sulle prestazioni assistenziali effettuate e garantisce la riservatezza del trattamento dei dati personali e della relativa documentazione, salvo il caso di obbligo giuridico o pericolo di vita della persona. Questo  articolo è molto chiaro: tuttavia la libera professionista in nero non può garantire proprio nulla.
3.19
L’ostetrica/o che presta attività libero professionale informa l’assistita sul suo onorario concordandone preventivamente l’ammontare e garantendo l’adeguatezza e professionalità del suo compenso rispetto all’opera prestata. Non so come avviene da altre parti: dalle mie parti le ostetriche che lavorano in nero si fanno offrire dei soldi. Questo svantaggia lo Stato, svantaggia meperchè le donne poi non si aspettano di dovermi pagare, svantaggia la figura professionale dell’Ostetricia in toto.
4.1
L’ostetrica/o collabora con altri professionisti della salute di cui riconosce lo specifico apporto, integrandosi nel lavoro di équipe.
4.2
ll rapporto tra colleghe/i ed altri  professionisti ed operatori  sanitari  si ispira a principi di reciproco rispetto e collaborazione nell’esercizio professionale indipendentemente dai ruoli ricoperti.
4.3
L’ostetrica/o si impegna a tutelare la dignità personale e professionale per sé e per tutte/i le/i colleghe/i,  si astiene da comportamenti lesivi dell’onore e reputazione.
Debbo commentare?

Mi chiamo Rachele Sagramoso, sono madre di 4 figli, educatrice, ostetrica libera professionista in perizie tecniche di parte per cause contro la Violenza Ostetrica e sono stanca di vedere tante cose che non vanno nella mia amata professione. Chiedo un forte segnale da parte delle autorità competenti. Chiedo che l’Associazione OLPI che stimo moltissimo unisca molte ostetriche in questa lotta per migliorare la posizione dell’ostetrica italiana.
Facciamolo adesso perchè domani potrebbe essere tardi.

Ostetrica Rachele Sagramoso

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