Le mie placente incaz@#$&@

Oggi navigando su instagram ho beccato l’ennesima placenta che è fatta a immagine e somiglianza della mia, non tanto perchè di stoffa ma quanto per quei piccoli particolari che io ho studiato per mesi per riuscire a trovare il giusto equilibrio.

Posso comprendere che una ostetrica sappia cucire o abbia la nonna che amorevolmente le cuce le cose, ma dare una foto della mia placenta e farle riprodurre praticamente uguali, è una cosa che urta il mio rispetto per i diritti di autore (un articolo carino in merito a questo argomento). Che poi mi domando quanto ci voglia a chiedermi il permesso “Ehi Vio, le tue placente sono belle, posso chiedere alla nonna di prendere spunto dalla tua?” e non che un giorno guardo le foto di una collega e non ricordandomi di avergliene venduta una le chiedo “scusa, ma è la mia placenta quella?” e lei “ups…no, scusa ma me la son fatta fare uguale dalla nonna” avvertendo un senso quasi di vergogna per essere stata beccata a copiare.

E un’altra ancora ha solo apportato qualche cambiamento sul cordone foderandolo di tulle, ne feci una un tempo per una azienda che si occupava di raccolta del sangue cordonale e me ne chiesero una con “la gelatina di Warton” e una modifica sul cordone per poter diciamo staccare un pezzo per simulare un tipo particolare di raccolta. Per il resto, stesso attacco del cordone e il moncone sul bambolotto e stessa identica forma del sacco amniotico con su attaccato come licenza poetica, il collo dell’utero. Ma la cosa più triste è che ha provato a venderle sotto il mio naso, con tanto di locandina con le foto nelle varie angolature. Ci ho scambiato qualche parola e ha detto “ma io non sapevo nulla delle tue placente…”.
Quando becco qualcuno che prende le mie foto e le modifica e soprattutto cancella la mia firma, quando qualcuno usa i miei tutorial senza scrivere la provenienza, quando di pezzi così unici e rari ne trovo copie precise identiche, ecco che mi parte l’embolo e mi arrabbio.

Ora, placente di stoffa ne ho cercate, in italiano e in inglese. Puramente in stoffa compaiono queste:

i herat guts placenta stoffaplacenta stoffa sempliceplacenta pannolenciplacenta raso semplice

 

 

 

 

 

Quindi io mi domando come fanno magari a dire che non hanno preso spunto dalla mia. Magari dopo questo post proveranno semplicemente a chiedermelo di potersi ispirare, preferisco quello che dire “ah, ma io non l’avevo mai vista…”

Una delle primissime -o forse proprio la prima- a realizzare modelli in stoffa per spiegare meglio come funzioniamo noi donne è stata Angélique Marguerite Le Boursier du Coudray, una ostetrica francese nata nel 1714 da una famiglia di medici. Desiderosa di insegnare nel corretto modo alle donne che volevano diventare ostetriche, crea un manichino, bambolotti e placente necessarie per mostrare tutto quello che avviene durante il parto. Tanto che nel 1759 Luis XV gli da un brevetto per le sue creazioni e una pensione, affinchè possa poi insegnare gratuitamente, così alla fine avrà formato circa 5000 ostetriche.

placenta neonato Angélique Marguerite Le Boursier du Coudra

particolare utero placenta Angélique Marguerite Le Boursier du Coudra

Cercando stasera in giro placente artigianali e non, ho riguardato i prezzi di vendita e ancora una volta mi son chiesa se non sia il caso di aumentare i miei visto che sto, rispetto agli altri sempre abbastanza sotto, e anche per il tempo che ci metto a farle.
Altre discussioni che ho trovato in giro sono su quanto siano care e quanto poco costino i materiali per farle.
placenta1placenta2placenta3sacco amnioticoOrmai non guardo più l’orologio, un tempo feci il conto di quanto tempo ci mettevo a cucire una placenta se lo facevo in serie. Mi mettevo a cucirne 10 per ottimizzare i tempo. Mi pare che alla fine dei conti erano circa 4 ore per ogni placenta. Il modello definitivo di placenta ha percorso vari stadi embrionali, tipo una farfalla. E’ nata da una di quelle placente di stoffe con i disegni stampati, non mi piaceva e sapevo che avrei potuto fare di meglio. Così ho iniziato, provato, sperimentato.

Una grossa fetta di tempo anche se non sembra se la porta via il tagliare le stoffe in modo preciso. Poi cucio i pezzi di velcro e dopo ricamo i vasi sopra la stoffa. Quindi sono pronta a creare il panozzo di placenta, cucio e poi risvolto a diritto, imbottisco e poi devo chiudere l’apertura. Dopo di che sono pronta per cucire a mano in mezzo alla placenta per dare quell’aspetto bitorzoluto.
Quindi lavoro il cordone ombelicale lavorato a maglia, cucio l’arteria con la vena (si, una sola vena altrimenti impazzivo!), dopo di che devo cucirlo alla placenta e rifinire anche il moncone.

Per quanto rigurda il finto-utero (sarebbero le membrane con su cucito il collo dell’utero, un artificio ostetrico-artigiano), cucio il tulle, poi il collo dell’utero con varie cuciture elastiche e non , e infine la base. Questo è il pezzo che mi sta più antipatico perchè tra impuntare il collo con il tulle, e poi rifinire a mano, lo odio proprio.

Il primissimo modello che non sapevo come rifinire, mi pare che era quello che portai alla laurea forse, non aveva collo, c’era solo il bordo del tulle e un nastrino per chiudere.colloIMG_20160114_184440

Dopo andai alla ricerca di una stoffa che al tatto mi ricordasse l’utero, ne trovai una bellissima ma era uno scampolo e una di quelle stoffe che poi non si ritrovano così spesso, quindi l’abbandonai per un tessuto di maglina, meno allegro ma sicuramente più funzionante.

 

Questo è il tempo che serve per fare una placenta, dietro c’è il lavoro delle mie idee, dei miei disegni che potremmo chiamare lavoro intellettuale e poi arriva il tempo manuale.

 

 

Quando sento dire che ha un costo eccessivo mi metto a pensare effettivamente quanto io ci guadagni. Come dicono a C+B (i link sono inclusi nell’elenco) da un qualsiasi oggetto che vendo, sul prezzo finale influisce:

  • l’idea che lo ha prodotto, la creatività e il design, l’esperienza
  • il costo dei materiali
  • il tempo che è servito per realizzarlo
  • il costo delle utenze
  • il costo della attività commerciale (sito, pubblicità varie pagine fb, volantini, benzina per spostamenti, materiale cartaceo, costo del commercialista, spese vive del laboratorio dove si realizza
  • il guadagno, che permette di migliorare i propri strumenti e a cui tutti in un modo o nell’altro mirano
    (leggi le guide di C+B, sono illuminanti per comprendere meglio che prezzo darci!)

A volte ho la sensazione che il prezzo finale che ho dato ad alcuni dei miei prodotti non rispecchino per nulla questa scaletta, del tipo che a malapena ripago le ore che impiego a realizzare questi prodotti manualmente e coccolando ogni particolare. Poi mi dico che mi piace poter essere competitiva con la concorrenza. E nonostante tutto comunque i commenti che spesso sento in giro sono “eh, ma se prendi questo più quello e la colla a caldo e due stringhe per scarpe, e magari anche una fetta di culo coi pinoli”.
Mi piacciono i particolari, cucire tutto a mano, nascondere le cuciture dove possibile, abbinare i colori e rendere una mammella o una placenta anche a prova di bimbo, che se per caso se la ritrova tra le mani ci possa giocare senza restare con dei pezzi in mano.

Il diritto di autore va rispettato sempre, che si tratti di una poesia, una dispensa, una locandina, un disegno, una fotografia, un articolo, una musica…e anche una creazione handmade! Se non siete sicuri di essere i primi a fare una determinata cosa, cercate su google, vi aiuterà molto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In ferie fino al 22 settembre! Puoi comunque fare acquisti o prenotare i corsi! Rimuovi